Google PageSpeed Insights: lo strumento per valutare le prestazioni delle tue pagine web

Disponibile online ormai da diversi anni, Google Pagespeed Insights è lo strumento che ha rivoluzionato il modo di valutare la qualità dei siti web. Se un tempo a essere presi in considerazione erano per lo più gli aspetti legati al design delle interfacce, da alcuni anni Google ha spostato il focus sul tema delle performance.

Velocità: un requisito indispensabile

Un sito veloce, soprattutto da mobile, è ormai un requisito indispensabile non solo per una buona user experience, ma anche per la SEO e la conversion rate optimization nel mondo e-commerce: le prestazioni, e in particolare la velocità di caricamento, sono ormai considerati da Google uno dei più importanti fattori di ranking per il suo motore di ricerca.

Perché è diventato fondamentale misurare e ottimizzare la velocità di caricamento

Il tempo in cui eravamo disposti ad aspettare con stoica sopportazione il caricamento di una pagina è finito da un pezzo, praticamente da un’era geologica se si considerano i tempi della tecnologia. Oggi un’attesa di 2 secondi inizia a spazientirci, soprattutto se navighiamo da mobile, e al 3° secondo siamo già altrove.

Per questo è diventato ormai cruciale ottimizzare il proprio sito in ogni dettaglio per renderlo più veloce possibile. Si può dire senza timore di smentita che la sfida sulla velocità lanciata da Google con il recente rilascio ufficiale del Page Experience Update, ha reso l’aspetto delle performance prioritario non solo per i SEO specialist, ma anche per i Web designer e in generale per i Marketing Manager che gestiscono un business legato al digitale (dico “legato” perché anche i business che convertono offline possono essere penalizzati dalle scarse performance dei canali digitali del brand).

Eppure molte aziende, proprietarie anche di brand di primario livello, sembrano non aver compreso la portata dell’impatto di questa rivoluzione in corso. Vediamo allora come iniziare a prendere seriamente in considerazione il tema delle performance in ottica di aumentare il rendimento, partendo da una prima analisi e valutazione dello stato dell’arte dei propri siti con Google PageSpeed Insights.

Cos’è e come funziona Google PageSpeed Insights

Introdotto nel 2010 alla Developer Conference di Google per poi essere rilasciato pubblicamente, Google PageSpeed è una famiglia di strumenti, sviluppata dal colosso di Mountain View, per dare la possibilità a tutti gli sviluppatori di misurare le performance dei siti web e capire dove è necessario intervenire.

Tra i vari moduli di cui si compone la suite, il più popolare è indubbiamente Google PageSpeed Insights, un tool online che consente di effettuare un rapido test delle performance dei siti web, assegnando sia uno score complessivo (con valori da 0 a 100) per la parte desktop e per quella mobile, sia punteggi dettagliati sulle singole metriche analizzate.

Google ci suggerisce anche come interpretare i valori che si ottengono da Google PageSpeed insights:

  • Un valore da 0 a 50 è considerato scarso;
  • Un valore da 50 a 90 è accettabile ma richiede ottimizzazioni;
  • Un valore superiore a 90 è considerato buono.

Su cosa si basano le misurazioni di Google PageSpeed Insights?

I parametri utilizzati da Google PageSpeed Insights per determinare i risultati del test sono sostanzialmente di due tipi:

  • Dati di laboratorio: Metriche derivate da strumenti di test di Google (basato sul tool Google Lighthouse) che analizzano il rendering delle pagine;
  • Dati reali: Metriche derivate dalla reale esperienza di navigazione da parte degli utenti nel mondo (basato sul Chrome User Experience Report).

Questa suddivisione ci fa già comprendere come lo strumento ci fornisca dei risultati da analizzare che in parte hanno a che vedere con le caratteristiche del sito in sé, in parte dipendono da fattori soggettivi dell’utente quali ad esempio la velocità di connessione, il device e il browser che utilizza… ecc, ma che data la mole del campione misurato hanno un importante valore statistico.

Già a colpo d’occhio, anche prima di scorrere tra le sezioni, il tool consente un controllo generale tramite una vista panoramica dei principali indicatori: in verde ci segnala le metriche che rientrano nei valori di riferimento; in giallo quello su cui porre attenzione per migliorarne il valore; in rosso quelle al di sotto della soglia minima accettabile. Per un check più approfondito si possono andare ad esplodere le informazioni di dettaglio di ogni voce.

Come leggere i risultati di Google PageSpeed Insights: una guida rapida

In entrambe le sezioni di Google PageSpeed Insights (Dati reali e Dati di prova controllati) nell’ultima versione hanno guadagnato un ruolo dominante le metriche relative ai cosiddetti Google Web Vitals. I Web Vitals sono una serie di parametri che Big G ha introdotto nel 2018 per misurare la qualità della user experience fornita dai siti web. Recentemente Google stessa ha annunciato che, con l’ultimo update del suo algoritmo i Web Vitals, costituiranno un fattore di ranking fondamentale.

Queste metriche misurano tre aspetti fondamentali per la UX di un sito:

  • First Contentful Paint (FCP): misura la velocità di caricamento di una pagina web basandosi sul tempo di caricamento dell’elemento più significativo (solitamente quello di dimensioni maggiori): un valore inferiore a 2,5 secondi è considerato buono;
  • First Input Delay (FID): misura il livello di interattività basandosi sul tempo necessario affinché l’utente possa compiere la prima interazione: un tempo inferiore a 100 ms è considerato buono;
  • Cumulative Layout Shift (CLS): misura la stabilità visiva: un valore inferiore a 0,1 è considerato buono.

Velocità quindi, interattività e stabilità visiva, dove il primo fra i parametri è quello più importante. Oltre a questi fattori Google Page Speed Insights ci fornisce anche altre sezioni interessanti dal punto di vista operativo, che ci danno delle precise indicazioni e suggerimenti su dove andare a mettere le mani per ottimizzare il sito e dove invece siamo già a buon punto:

  • Opportunità
  • Diagnostica
  • Controlli superati

Ottimizzare il sito a partire dai risultati di Google PageSpeed: da dove iniziare?

Dal mobile. La risposta è tanto lapidaria quanto ineluttabile, e chi ha a che fare da un po’ di tempo con la SEO e il marketing digitale sa che già a livello di sviluppo il mobile first è un imperativo da anni, seguito anche da Google con il Mobile First Indexing.

Si deve cominciare dal mobile – e qui nello specifico dall’analisi di Insights nella sezione Mobile – non solo perché ormai il traffico da dispositivi mobili ha ampiamente superato quello da desktop da anni, ma anche perché è da mobile che ogni criticità in fatto di performance viene amplificata. Per questi due motivi le nostre attenzioni devono focalizzarsi soprattutto su questo target di audience: perché è il più ampio e al tempo stesso il più esigente pubblico in termini di performance.

A prescindere dai risultati ottenuti dal test, che come tutti gli strumenti mainstream non calibrati ad hoc vanno presi come un indicatore generale in grado di fornire consigli generici, sono molte le ottimizzazioni che possono aiutare il nostro sito a spiccare il volo anche nel regno del 3G (ma anche in quello delle connessioni internet lente), soprattutto quando ci sono in gioco file di grandi dimensioni:

  • Ottimizzazioni del codice per renderlo più snello (compressione, minifica, combine HTML, CSS e JS ecc.)
  • Ottimizzazioni delle immagini e dei video per renderli più leggeri (resizing, compressione, ecc.)
  • Gestione ottimizzata della cache a livello server e browser
  • Ottimizzazione delle configurazioni del server di hosting
  • Ottimizzazione dei database

Le soluzioni: perché alcuni plugin non mostrano lo score reale ma “barano”

Quando si prendono in considerazione soluzioni Entry Level è bene capire qual è il loro reale funzionamento a livello tecnico. Alcuni dei più importanti plugin di ottimizzazione, infatti, consentono di ottenere uno score di Insights strabiliante, peccato che i dati che espongono al test non siano gli stessi che gli utenti dovranno scaricare navigando il sito.

Questo determina che il web designer o il Webmaster abbia l’illusione di aver risolto con un click tutti i problemi di un sito che in realtà agli occhi dei visitatori e dei crawler di Google continua ad esistere!

Questo non significa che questi tool non consentano di migliorare le cose, ma la realtà è che possono eseguire soltanto ottimizzazioni a un livello superficiale sugli elementi di pagina, non ottimizzano in maniera significativa le performance.

Risolvere il problema alla radice: le soluzioni più avanzate

Gestire tutte queste ottimizzazioni, testarle e aggiornarle nel tempo, specie su un ecosistema composto da decine se non centinaia di siti aziendali, è un’attività che se affrontata seriamente comporta costi immani e spesso porta ad avere risultati difformi sulla rete aziendale.

Per ovviare a questo, Aritmetika ha sviluppato un sofisticato sistema software/services basato su intelligenza artificiale, in grado di frapporsi fra la piattaforma CMS origine (senza toccare il codice sorgente) e il browser degli utenti in modalità cache layer: viene così fornita una copia cache ottimizzata del sito processata da oltre 100 task automatici di ottimizzazione, che consente di raggiungere facilmente uno score di Google PageSpeed Insights superiore a 90.